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Il chiasso dei social e il silenzio dei capi

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La recente querelle, scaturita dopo il servizio di “Striscia la notizia” per i fatti di Avellino, non è altro che la punta dell’iceberg di un crescente senso di intransigenza nei confronti delle forze dell’ordine.

Un fenomeno certamente amplificato dalle nuove forme di comunicazione, a partire dai social network, che però confligge con l’ancora ampio senso di fiducia che i cittadini depongono a favore delle forze di polizia. La complessità del fenomeno imporrebbe una profonda riflessione e lo sviluppo di un ampio dibattito all’interno della categoria.

Dal fronte dell’amministrazione, a parte il ricorso sempre più frequente alle sanzioni disciplinari, tutto tace. Anzi, ormai è consuetudine che la difesa dei colleghi finiti nella gogna mediatica per episodi occorsi in servizio sia ad esclusivo appannaggio dei sindacati di polizia, talvolta con risultati non sempre efficaci se non addirittura scomposti. Sebbene sia una magra consolazione abbiamo fatto un passo in avanti in quanto il silenzio dei vertici è certamente più apprezzabile del sentirsi apostrofare “cretino”, incauta espressione usata dall’ex Capo della Polizia nei confronti di un nostro collega finito al centro delle polemiche dopo una manifestazione nella capitale con annessi scontri.

Appare ormai evidente che gli operatori di polizia siano spesso abbandonati al proprio destino, sempre più insicuri nell’operare in strada. Anche la sperimentazione delle telecamere nei servizi di Ordine Pubblico sembra aver avuto una battuta d’arresto, mentre tutti i nostri gesti, movimenti, a volte semplici atteggiamenti nel corso delle attività lavorative sono pedissequamente documentati, non solo dagli operatori della stampa o televisione ma anche da semplici cittadini.

Anche la pausa caffè, rinveniente da regole di buon senso ma purtroppo non ancora normate, spesso può diventare una trappola per bieche strumentalizzazioni, o più semplicemente oggetto di livore da parte del solito cittadino attento e zelante che puntualmente ci posta sui social network. Sul punto credo sia ineludibile per il Siulp fare una battaglia di civiltà nel prossimo contratto chiedendo di prevedere pause nell’espletamento del servizio; in particolare sarebbe auspicabile prevedere break per gli autisti durante i turni serali e notturni come già previsto per particolari attività lavorative, ad esempio coloro che lavorano come videoterminalista.

Tornando a noi, come responsabile provinciale del sindacato maggiormente rappresentativo sono relativamente preoccupato per il dilagare di un voyerismo da social network, volto a dileggiare il prossimo ivi compreso le istituzioni e i propri rappresentanti. In fondo, condivido il pensiero illuminato del compianto Umberto Eco, che pubblicamente affermò: “..I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività.

Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli..“. Per questo, dopo alcune ingenuità di troppo, mi auguro che i colleghi abbiano compreso come la rete possa essere usate dal partito dell’antipolizia o ancor più semplicemente dall’intransigente  di turno che spera o in una rivalsa oppure in un momento di gloria.

Sono invece molto più preoccupato per un anomalo fenomeno, ormai persistente da tempo, e che riguarda lo scambio di ruoli tra sindacato e amministrazione, con evidente invasione di campo da parte di quest’ultima. Sono stato informato da altri segretari provinciali del Siulp di riunioni tenute dal Capo della Polizia con il personale in questure ed uffici periferici, nel corso delle quali si è parlato di riordino e contratto, quasi come una riunione sindacale.

Sarebbe senz'altro più consono che il massimo vertice del Dipartimento iniziasse a dare altri tipi di risposte al personale, ad esempio cosa intenda fare di concreto per i Commissariati della provincia di Bari ridotto all’osso, se intenda persistere con l’eutanasia di altri posti di Polizia come la Sottosezione Stradale di Barletta o il commissariato di Canosa, inizi a farci a capire perché i colleghi delle Squadra Nautiche non hanno una divisa nuova da anni, oppure come uno sparuto quanto stoico gruppo di colleghi possa gestire in solitudine i frequenti disordini che avvengono all’interno del Cara di Bari.

In attesa di una risposta, non ci rimane che resistere al chiasso dei social e agli inusuali monologhi del provetto sindacalista.

Michele Saracino

 


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