Doverose PRECISAZIONI
 

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Doverose PRECISAZIONI

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Si sentono ancora commenti di qualcuno che, parlando di norme sulla sicurezza dei lavoratori, lamenta il fatto che il tutto sia piombato sulle loro teste come un fulmine a ciel sereno e che non abbia dato il tempo materiale per organizzarsi. Nulla di più errato, con questo articolo il lettore capirà da quanto tempo si parla di sicurezza,le prime leggi in merito e quanta strada è stata fatta per arrivare alle ultime normative. Per questo è doveroso fare un  excursus storico sulla gestione della sicurezza sul lavoro in Italia.

Tutto parte dalla triste statistica che evidenziava come tra il 1946 e il 1955 gli infortuni sul lavoro in Italia passarono da circa 439.000 casi ad oltre 1.104.455”.Negli anni 50 ci fu una normativa  che cercava di “garantire” la sicurezza dei lavoratori che non conoscevano i metodi di sicurezza attraverso la sola prevenzione tecnica”. Da ricordare in particolare la funzione assegnata all’Ispettorato del Lavoro di “accertare l’applicazione della normativa sulla sicurezza e fare rapporto al magistrato inquirente”.

Successivamente intervenne la legge 300/1970 dove all’art. 9 sullo Statuto dei Lavoratori menzionava: “i lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica”.

L’incompletezza di tale legge inizia a colmarsi con il Decreto  legislativo 626/1994, che parla appunto di concetto di sicurezza globale (tecnologica, organizzativa e operativa) e, infine, al Decreto  legislativo 81/2008. Decreto che permette un’individuazione più puntuale delle responsabilità dei diversi soggetti e arriva alla definizione di un modello organizzativo per la gestione del sistema della prevenzione in azienda. Completato da successive norme integrative.

Ora il percorso di gestione della sicurezza è un processo “gestito direttamente dai soggetti individuati dalla normativa”, un percorso che “deve portare ad un sistema di gestione della sicurezza basato sulla specificità aziendale”.

 Vincolante è la presenza del RLS in qualità di controllore e promotore di questo processo;

 - prerogativa indispensabile per l’efficacia del sistema della prevenzione è la collaborazione dei soggetti aziendali;

 - essenziale il riconoscimento del RLS come interlocutore istituzionale della Direzione aziendale”.

Di fatto il Rappresentante dei lavoratori risulta come il primo organo di controllo:

 - sull’applicazione delle norme;  

- sul rispetto degli accordi stipulati in sede di riunione periodica;  

- sull’efficienza del motore aziendale della sicurezza;  

- sul rispetto delle direttive aziendali da parte di tutti i soggetti responsabili”.

 Ma in che modo l’RLS allora può esercitare il suo ruolo?  

La risposta è nelle prerogative previste dall’art. 50 (Attribuzioni del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) del D.Lgs 81/2008.L’articolo “individua tre momenti precisi e strettamente correlati tra loro”:  

- il controllo;  

- la promozione

- la vigilanza”.

 

In particolare il controllo avviene attraverso:  

- “l’accesso ai luoghi di lavoro;  

- la consultazione preventiva e tempestiva su tutti gli aspetti della prevenzione;  

- la consultazione in merito all’organizzazione della formazione;  

- le informazioni e la documentazione aziendale che l’azienda deve mettere a disposizione;  

- le informazioni provenienti dai servizi di vigilanza”. 

 La promozione avviene attraverso:  

- “la richiesta di misure di prevenzione idonee a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori;  

- il sollevare osservazioni in occasione di visite fatte dalle autorità competenti;  

- la partecipazione alla riunione periodica;  

- il fare proposte in merito alla attività di prevenzione”.  

 La vigilanza avviene attraverso:  

- “il mettere sull’avviso il responsabile della azienda dei rischi individuati durante l’attività di RLS o segnalati dai lavoratori;  

- la possibilità di fare ricorso alle autorità competenti qualora l’RLS ritenga che le misure adottate dal datore di lavoro non siano idonee a garantire la sicurezza e la salute durante il lavoro”. 

 Dunque “l’ attività del RLS non può quindi essere impostata sull’uso dell’organo di vigilanza come strumento risolutivo dei problemi, ma è necessario passare da un percorso di collaborazione tra i vari soggetti. Solo nel momento in cui il sistema aziendale della sicurezza non opera come un sistema relazionale a valenza positiva, il legislatore ha previsto, come ultima ratio, la possibilità di ricorrere all’organo di vigilanza” o alla Magistratura stessa. So bene le difficoltà che ha incontrato (e che incontra tuttora) la lotta per la tutela delle condizioni dei lavoratori e non intendo fare processi a nessuno. Ma abbiamo anche imparato che la salute è uno di quei diritti costituzionali che quando vengono smarriti, non basta un cambio di governo a restituirceli. Tocca perciò a tutti noi fare in modo che chi lavora non venga privato dei diritti essenziali della persona. Se ci riusciremo non avremo salvato solo la causa dei lavoratori, ma avremo anche contribuito a rendere più civile il nostro paese.

Paolo ZINI