Norma poco conosciuta (?)
 

SIULP provinciale Bari

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Norma poco conosciuta (?)

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Dopo l’articolo dal titolo “DOVEROSE PRECISAZIONI” pubblicato sul precedente Collegamento Siulp inerente la sicurezza sui posti di lavoro (per chi non lo ha letto è attualmente pubblicato sul nostro sito www.siulpbari.eu alla voce 81/08 Sicurezza sui luoghi di lavoro), per dovere di informazione, sono necessarie alcune precisazioni sulla materia.

Nonostante le normative e le tante sentenze in merito al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza siano molto chiare, probabilmente a qualcuno sfuggono determinate situazioni che sono la naturale conseguenza di quanto precitato.

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (r.l.s.), insieme al responsabile del servizio di prevenzione e protezione e al medico competente, è uno dei soggetti chiamati a svolgere un ruolo di rilievo nel sistema di prevenzione introdotto dal d.lgs. n. 626/1994 e successive modifiche.

In realtà non si tratta di una figura del tutto nuova avendo un autorevole, quanto poco diffuso precedente, nelle rappresentanze di cui all’art. 9, della legge 300/1970 “ Statuto dei lavoratori”.

È noto peraltro come nell’esperienza italiana le rappresentanze specifiche per la sicurezza previste nello Statuto siano state per lo più assorbite dagli organismi di rappresentanza sindacale. La nuova normativa, pur confermando lo stretto legame con le rappresentanze sindacali, attribuisce tuttavia al r.l.s. una funzione consultiva/propositiva, finalizzata ad una soluzione partecipata dei problemi, assai diversa dal tradizionale ruolo negoziale. La novità del d.lgs.n.626/94 e succ. norme è quella di aver reso obbligatoria la presenza di un soggetto che rappresenti i lavoratori e al quale vengono riconosciute una serie di attribuzioni in materia di salute e sicurezza, con le stesse tutele previste dalla legge per le rappresentanze sindacali.

Quello che ad alcuni sfugge, sono alcune delle funzioni principali attribuite a tale figura dall’art. 50 comma 1 del D. Lgs. 9 aprile 2008 nr. 81 e cioè:

lett. a - accesso ai luoghi di lavoro.

Nonostante la legge in merito ai luoghi di lavoro sia chiara si sente ancora parlare di segretezza.

Per quanto riguarda l’accesso ai luoghi di lavoro ai fini dell’applicazione delle misure di sicurezza, si può richiamare quanto elaborato da dottrina e giurisprudenza in riferimento alla prima parte dell’art. 9, della Legge 20 maggio 1970, n. 300.

Tale diritto non è cioè subordinato al preventivo assenso del datore di lavoro e, in mancanza di vincoli procedurali stabiliti in sede di contrattazione collettiva, incontra i soli limiti posti dall’ordinamento per impedire forme illegittime di esercizio dello stesso.

Il datore di lavoro non può opporre l’esigenza del segreto, stante il particolare bene protetto e cioè la salute, bene tutelato dall’art. 32 della Costituzione fermo restando l’obbligo del rispetto di tale segreto per i soggetti esercitanti l’attività di controllo. Per il r.l.s. tale obbligo è, tra l’altro, espressamente sancito dall‘art. 33, 2° comma, del decreto 81/08 e dall’art. 5 del decr. Leg.vo 6/2/2007 nr. 25. Inoltre Il diritto di accesso ai luoghi di lavoro è garantito sul piano penale indirettamente tramite il riferimento all’art.18, 1°comma, lett.n del predetto decreto.

lett. b - è consultato preventivamente e tempestivamente in ordine alla valutazione dei rischi, alla individuazione, programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione nell’azienda o unità produttiva.

Questo è un punto di grande importanza: non è assolutamente sufficiente una consultazione preventiva, che deve in ogni caso essere formalizzata e verbalizzata - anche a fini probatori di dimostrare che l’adempimento è stato attuato in modo idoneo e conforme all’obbligo di legge - ma occorre che la consultazione metta il rappresentante dei lavoratori in condizione di poter svolgere effettivamente il proprio ruolo consultivo e di rappresentanza, e dunque il coinvolgimento dell’RLS deve avvenire non solo preventivamente, ma anche tempestivamente, ovvero con un anticipo tale da permettergli di studiare le problematiche sottoposte alla sua attenzione e poter controproporre, se del caso, le proprie deduzioni e i propri argomenti in modo motivato e consapevole e non dopo a “cose fatte”. Tutto questo in caso di eventuali situazioni che possono compromettere la salute dei lavoratori (nel nostro caso ad es. arrivo di clandestini con problemi di malattie contagiose).

Comportamenti contrari ai precitati orientamenti da parte del datore di lavoro potrebbero far sfociare in denunce ai sensi dell’art. 28 dello Statuto dei Lavoratori. In merito vedasi alcune sentenze, l’ultima delle quali del tribunale di Firenze che condannava un grossa azienda in quanto aveva omesso di consultare l’r.l.s. in via preventiva in merito ad una serie di aspetti particolarmente rilevanti nell’attuazione della normativa antinfortunistica (d.lgs. n. 81/2008). Nella sentenza si affermava, tra l’altro, l’obbligo per il datore di lavoro di consultare preventivamente e tempestivamente l’RLS in ordine alla valutazione dei rischi, alla individuazione, programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione nella azienda o unità produttiva.

Il Tribunale di Firenze ha deciso di seguire l’orientamento prevalente (Tribunale di Oristano del 26 luglio 2001; Pretore di Campobasso del 10 febbraio 1999; Pretore di Milano del 2 luglio 1997; Tribunale di Brescia del 15 giugno 2000; Tribunale di Pisa del 7 marzo 2003 che vedeva come ricorrente un sindacato di Polizia e che ha vinto il ricorso) ritenendo che la configurabilità della condotta antisindacale emerga sia dal fatto che lo stesso art. 50, d.lgs. n. 81/2008 estende all’RLS tutte le tutele previste dalla legge (la disposizione afferma che l’RLS “Non può subire pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento della propria attività e nei suoi confronti si applicano le stesse tutele previste dalla legge per le rappresentanze sindacali“), dunque anche quella dell’art. 28; sia dalle caratteristiche intrinseche dell’attività espletata dall’RLS diretta alla realizzazione e tutela di prerogative che trascendono i singoli, ed hanno ad oggetto vicende ed interessi collettivi e di gruppo.

Paolo Zini