Decreto L.vo 81/08: invocazione della segretezza - informazione preventiva
 

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Decreto L.vo 81/08: invocazione della segretezza - informazione preventiva

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Purtroppo, nonostante le norme in merito alla sicurezza sui luoghi di lavoro siano abbastanza chiare, c’è ancora volontà da parte di qualcuno di voler mettere in discussione l’applicabilità delle stesse con la scusante della “segretezza”.Si ribadisce che le norme contemplate dal D.L.vo 81/08 sono operative per tutti e quindi devono essere rispettate anche da parte della Polizia di Stato. In virtù di questo, tali norme hanno comportato l’adeguamento anche ai luoghi di lavoro del poliziotto. Il Rappresentante della Sicurezza dei Lavoratori ha il compito fondamentale di conoscere tutto quello che interessa tali luoghi. Se si vuole mantenere segretezza su pericolosi criminali nazionali o internazionali, oppure altri atti di Polizia Giudiziaria nulla da eccepire. Basta conservarli all’interno di armadi e nessuno li vedrà, ma i locali dove il poliziotto lavora e la documentazione degli stessi, deve essere messa a disposizione del Rappresentate dei Lavoratori. In merito si citano due articoli della normativa:

Art. 18 lett. ”o “ consegnare tempestivamente al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, su richiesta di questi e per l’espletamento della sua funzione, copia del documento di cui all’articolo 17,comma 1, lettera a), …….. (Obbligo ribadito anche da una circolare del Ministero del Lavoro)

Art. 50 comma 1 lett.” e “)l’R.L.S. riceve le informazioni e la documentazione aziendale inerente alla valutazione dei rischi e le misure di prevenzione relative, nonché quelle inerenti alle sostanze ed ai preparati pericolosi, alle macchine,agli impianti, alla organizzazione e agli ambienti di lavoro, agli infortuni ed alle malattie professionali.

Quanto citato fa chiaramente capire che se tali informazioni (locali delle caserme) sono riportate sul D.V.R. e questo documento, come dice la legge, deve essere consegnato, se richiesto, al Rappresentante dei lavoratori, non può essere trattato come “documento segreto” altrimenti non avrebbe ragione di esistere in quanto non visionabile da parte degli R.L.S.

Inoltre sin dai primi articoli della 81/08 si parla di R.L.S. durante tutte le fasi della redazione del D.V.R. e delle competenze di tale figura. Figura che ha degli obblighi ben precisi riportati in seguito.

Per quanto riguarda l’accesso ai luoghi di lavoro ai fini dell’applicazione delle misure di sicurezza, si può richiamare quanto elaborato da dottrina e giurisprudenza in riferimento alla prima parte dell’art. 9, della Legge 20 maggio 1970, n. 300.Tale diritto non è cioè subordinato al preventivo assenso del datore di lavoro e, in mancanza di vincoli procedurali stabiliti in sede di contrattazione collettiva, incontra i soli limiti posti dall’ordinamento per impedire forme illegittime di esercizio dello stesso.

Il datore di lavoro non può opporre l’esigenza del segreto, stante il particolare bene protetto e cioè la salute, bene tutelato dall’art. 32 della Costituzione fermo restando l’obbligo del rispetto di tale segreto per i soggetti esercitanti l’attività di controllo. Per il r.l.s. tale obbligo è, tra l’altro, espressamente sancito dall’art. 50 comma 6 del decreto 81/08 e dall’art. 5 del decr.Leg.vo 6/2/2007 nr.25.Inoltre Il diritto di accesso ai luoghi di lavoro è garantito sul piano penale indirettamente tramite il riferimento all’art.18, 1°comma, lett.” n “del predetto decreto.

Inoltre si vuole ribadire l’obbligatorietà dell’informazione preventiva e tempestiva da parte del Datore di Lavoro all’R.L.S.

Questo è un punto di grande importanza: infatti non solo è obbligatoria l’informazione preventiva, che deve in ogni caso essere formalizzata e verbalizzata - anche a fini probatori di dimostrare che l’adempimento è stato attuato in modo idoneo e conforme all’obbligo di legge – ,ma occorre che sia anche tempestiva. Tale consultazione mette il rappresentante dei lavoratori in condizione di poter svolgere effettivamente il proprio ruolo consultivo e di rappresentanza, e dunque il coinvolgimento dell’RLS deve avvenire non solo preventivamente, ma anche tempestivamente, ovvero con un anticipo tale da permettergli di studiare le problematiche sottoposte alla sua attenzione e poter controproporre, se del caso, le proprie deduzioni e i propri argomenti in modo motivato e consapevole e non dopo a “cose fatte”.

Tutto questo in caso di eventuali situazioni che possono compromettere la salute dei lavoratori

Comportamenti contrari ai precitati orientamenti da parte del datore di lavoro potrebbero far sfociare in denunce ai sensi dell’art.28 dello Statuto dei Lavoratori. In merito vedasi alcune sentenze, l’ultima delle quali del tribunale di Firenze che condannava un grossa azienda in quanto aveva omesso di consultare l’r.l.s. in via preventiva in merito ad una serie di aspetti particolarmente rilevanti nell’attuazione della normativa antinfortunistica (d.lgs. n. 81/2008).

Nella sentenza si affermava, tra l’altro, l’obbligo per il datore di lavoro di consultare preventivamente e tempestivamente l’RLS in ordine alla valutazione dei rischi, alla individuazione, programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione nella azienda o unità produttiva. Molto significativa anche la sentenza del Tribunale di Pisa del 7 marzo 2003 (che vedeva come ricorrente un sindacato di Polizia che ha vinto il ricorso) ritenendo che la configurabilità della condotta antisindacale emerga sia dal fatto che lo stesso art. 50, d.lgs. n. 81/2008 estende all’RLS tutte le tutele previste dalla legge (la disposizione afferma che l’RLS “Non può subire pregiudizio alcuno a causa dello svolgimento della propria attività e nei suoi confronti si applicano le stesse tutele previste dalla legge per le rappresentanze sindacali“), dunque anche quella dell’art. 28; sia dalle caratteristiche intrinseche dell’attività espletata dall’RLS diretta alla realizzazione e tutela di prerogative che trascendono i singoli, ed hanno ad oggetto vicende ed interessi collettivi e di gruppo.

Paolo Zini