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Il chiasso dei social e il silenzio dei capi

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La recente querelle, scaturita dopo il servizio di “Striscia la notizia” per i fatti di Avellino, non è altro che la punta dell’iceberg di un crescente senso di intransigenza nei confronti delle forze dell’ordine.

Un fenomeno certamente amplificato dalle nuove forme di comunicazione, a partire dai social network, che però confligge con l’ancora ampio senso di fiducia che i cittadini depongono a favore delle forze di polizia. La complessità del fenomeno imporrebbe una profonda riflessione e lo sviluppo di un ampio dibattito all’interno della categoria.

Dal fronte dell’amministrazione, a parte il ricorso sempre più frequente alle sanzioni disciplinari, tutto tace. Anzi, ormai è consuetudine che la difesa dei colleghi finiti nella gogna mediatica per episodi occorsi in servizio sia ad esclusivo appannaggio dei sindacati di polizia, talvolta con risultati non sempre efficaci se non addirittura scomposti. Sebbene sia una magra consolazione abbiamo fatto un passo in avanti in quanto il silenzio dei vertici è certamente più apprezzabile del sentirsi apostrofare “cretino”, incauta espressione usata dall’ex Capo della Polizia nei confronti di un nostro collega finito al centro delle polemiche dopo una manifestazione nella capitale con annessi scontri.

Appare ormai evidente che gli operatori di polizia siano spesso abbandonati al proprio destino, sempre più insicuri nell’operare in strada. Anche la sperimentazione delle telecamere nei servizi di Ordine Pubblico sembra aver avuto una battuta d’arresto, mentre tutti i nostri gesti, movimenti, a volte semplici atteggiamenti nel corso delle attività lavorative sono pedissequamente documentati, non solo dagli operatori della stampa o televisione ma anche da semplici cittadini.

Anche la pausa caffè, rinveniente da regole di buon senso ma purtroppo non ancora normate, spesso può diventare una trappola per bieche strumentalizzazioni, o più semplicemente oggetto di livore da parte del solito cittadino attento e zelante che puntualmente ci posta sui social network. Sul punto credo sia ineludibile per il Siulp fare una battaglia di civiltà nel prossimo contratto chiedendo di prevedere pause nell’espletamento del servizio; in particolare sarebbe auspicabile prevedere break per gli autisti durante i turni serali e notturni come già previsto per particolari attività lavorative, ad esempio coloro che lavorano come videoterminalista.

Tornando a noi, come responsabile provinciale del sindacato maggiormente rappresentativo sono relativamente preoccupato per il dilagare di un voyerismo da social network, volto a dileggiare il prossimo ivi compreso le istituzioni e i propri rappresentanti. In fondo, condivido il pensiero illuminato del compianto Umberto Eco, che pubblicamente affermò: “..I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività.

Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli..“. Per questo, dopo alcune ingenuità di troppo, mi auguro che i colleghi abbiano compreso come la rete possa essere usate dal partito dell’antipolizia o ancor più semplicemente dall’intransigente  di turno che spera o in una rivalsa oppure in un momento di gloria.

Sono invece molto più preoccupato per un anomalo fenomeno, ormai persistente da tempo, e che riguarda lo scambio di ruoli tra sindacato e amministrazione, con evidente invasione di campo da parte di quest’ultima. Sono stato informato da altri segretari provinciali del Siulp di riunioni tenute dal Capo della Polizia con il personale in questure ed uffici periferici, nel corso delle quali si è parlato di riordino e contratto, quasi come una riunione sindacale.

Sarebbe senz'altro più consono che il massimo vertice del Dipartimento iniziasse a dare altri tipi di risposte al personale, ad esempio cosa intenda fare di concreto per i Commissariati della provincia di Bari ridotto all’osso, se intenda persistere con l’eutanasia di altri posti di Polizia come la Sottosezione Stradale di Barletta o il commissariato di Canosa, inizi a farci a capire perché i colleghi delle Squadra Nautiche non hanno una divisa nuova da anni, oppure come uno sparuto quanto stoico gruppo di colleghi possa gestire in solitudine i frequenti disordini che avvengono all’interno del Cara di Bari.

In attesa di una risposta, non ci rimane che resistere al chiasso dei social e agli inusuali monologhi del provetto sindacalista.

Michele Saracino

 

Criteri di massima per concessione sovvenzioni straordinarie

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Il Dipartimento della P.S., mediante la Direzione Centrale per gli Affari Generali ha recentemente emanato la circolare N. 559/C/F/6 avente come oggetto:

Fondo di Assistenza per il personale della Polizia di Stato - Criteri di massima per la concessione di sovvenzioni straordinarie in favore del personale della Polizia di Stato in servizio, in congedo e dei familiari.

Si riporta il testo integrale: “Come noto, il Servizio Assistenza e Attività Sociali, mediante lo stanziamento del capitolo 2585 p.g. l del bilancio dello Stato, provvede alla concessione di contributi in favore del personale della Polizia di Stato in servizio ed in congedo che si trovi in situazioni di disagio economico, nonché ai familiari dello stesso, come segno di vicinanza da parte dell'Amministrazione.

Anche il Fondo Assistenza per il personale della Polizia di Stato eroga sussidi assistenziali laddove, nei casi di particolare gravità e urgenza, occorra provvedere con tempestività ovvero nei casi in cui non sia possibile provvedere con gli stanziamenti previsti sul predetto capitolo, mediante delibera ordinaria del Consiglio di Amministrazione o con provvedimento d'urgenza del Presidente. Nella seduta del Consiglio di Amministrazione del Fondo del 28.09.2016, per un maggiore sostegno al personale in difficoltà, è stato deliberato di integrare i criteri previsti e di incrementare alcuni contributi. Pertanto, dall'esercizio finanziario 2017 saranno erogate le seguenti tipologie di contributi:

1. Contributo straordinario fino ad un massimo di Ä 2.000,00 per difficoltà derivanti da:

patologie tumorali, gravi malattie invalidanti dei dipendenti della Polizia di Stato e loro familiari;

particolari e contingenti situazioni di difficoltà economica dei dipendenti della Polizia di Stato e delle famiglie, spese straordinarie e improrogabili non determinate da motivi di salute;

eccezionali situazioni di disagio e difficoltà derivanti dal decesso dei dipendenti o dei loro familiari; collocamento a riposo per fisica inabilità, per limitare i disagi del periodo di assenza di reddito, in attesa dell'erogazione del trattamento economico definitivo.

2. Contributo straordinario di € 1.500,00 in caso di:

decesso di dipendenti in costanza di servizio, finalizzato a limitare il disagio economico derivante dal luttuoso evento per la famiglia.

3. Contributo straordinario di € 3.000,00 in caso di:

decesso di dipendenti in operazioni di servizio ed a causa di esso.

4. Contributo straordinario di € 1.500,00 in caso di:

dipendenti rimasti gravemente feriti in operazioni di servizio (servizi di O.P. e di P.G., incidenti stradali, etc.).

5.  Contributo straordinario di € 2.500,00 in caso di:

dipendenti rimasti gravemente feriti in conflitti a fuoco.

Le SS.LL., nell'assicurare la massima diffusione alla presente circolare, vorranno curare l'inoltro delle istanze riferite alle ipotesi sopra descritte. “

 

Concorso interno 1400 V. Ispettori: lettere al Vice Capo

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Pubblichiamo il testo della lettera inviata dalla Segreteria Nazionale Siulp al Vice Capo della Polizia, Direttore Coordinamento e Pianificazione Forze Polizia, Prefetto Matteo Piantedosi

“Preg.mo Signor Vice Capo, Abbiamo preso atto con incredulità della recente iniziativa di costituire una commissione di verifica per la ricognizione delle procedure relative al concorso interno, per titoli di servizio ed esame, a 1400 posti per l’accesso al corso di formazione per la nomina alla qualifica di vice Ispettore del ruolo degli ispettori della Polizia di Stato, indetto con decreto 24 settembre 2013, pubblicato nel bollettino ufficiale del personale del Ministero dell’interno - supplemento straordinario n. 1/24 bis del 26 settembre 2013. L’iniziativa è motivata in decreto con “la necessità di disporre un intervento ricognitivo mirato a prevenire il rischio di una generalizzata soccombenza, con conseguente rilevante danno erariale”, alla luce del rilevante numero di ricorsi (557 candidati ricorrenti), ritenuto “di gran lunga superiore alla fisiologica attività contenziosa”, e con l’esigenza di “dover porre in essere ogni utile attività finalizzata ad assicurare l’autotutela dell’Amministrazione, nonché di ausilio all’attività difensiva della medesima”.

Per quanto ci riguarda, non è la prima volta che il Dipartimento della P.S. ci sorprende con trovate che sembrano ispirate a logiche pre giuridiche, denegando diritti socialmente acquisiti e consolidati in giurisprudenza (vedasi il caso dell’articolo 42 bis del D.lgs. 26 marzo 2001, nr. 151) o semplicemente prestando il fianco, con timorosa accondiscendenza, a rivendicazioni discutibili, come quella concernente il mutamento, in corso di procedura, della opzione relativa alle aliquote riservate dal concorso in oggetto. Tuttavia, oggi non possiamo fare a meno di restare basiti rispetto ad una iniziativa che ha dell’incredibile, poiché affermare di avere la necessità, come si legge fra le righe del provvedimento del 27 ottobre decorso, di disporre un intervento ricognitivo sull’attività di un concorso, significa delegittimare la commissione giudicatrice del concorso stesso e porre una seria ipoteca sulla credibilità di una Amministrazione pubblica e su quanti, all’interno di essa coltivano ancora il senso dello Stato.

Ci sembra, in sostanza, che questa commissione, con tutto il massimo rispetto per il valore, la professionalità e lo spessore istituzionale dei singoli componenti, sia un’azione surrettizia con la quale l’Amministrazione vuole far passare una commissione di saggi che in realtà cela una sorta di commissario ad acta. Il tutto incurante del fatto che una pubblica amministrazione che vuole sostituirsi con una “prognosi ex ante” al giudice amministrativo, di fatto, mina il principio della divisione dei poteri che in un Paese civile e democratico è garanzia del diritto.

Se poi si fa tutto questo paventando il rischio di una generalizzata soccombenza in sede di contenzioso, allora si profila sempre più nettamente il sospetto che dietro questa ipocrita pavidità si nasconda la malcelata intenzione di compiacere qualcuno. Invero, occorre considerare come, rispetto a molti dei contenziosi attivati in relazione al concorso che ci occupa, gli stessi Tribunali amministrativi nella circostanza aditi si siano già pronunciati in sede cautelare rigettando le istanze perché carenti nel fumus boni iuris e del periculum in mora, elementi sintomatici, soprattutto il primo, della stessa fondatezza della domanda principale.

Nel massimo rispetto del diritto a ricorrere per tutti coloro che, per un motivo o per un altro possano nutrire dubbi sulla regolarità dell’operato della commissione concorsuale, la presenza di 557 ricorrenti su 7032 partecipanti alla prova scritta, non ci sembra un buon motivo per assumere una iniziativa che avrà un effetto dirompente anche sui concorsi che l’Amministrazione bandirà in futuro, poiché tale procedura, per auto ammissione del

Dipartimento, mina l’autorevolezza dell’azione amministrativa della Polizia di Sato.

Si, perché d’ora innanzi, alla luce di questo pericoloso precedente, tutti si sentiranno autorizzati ad invocare il commissariamento di una commissione concorsuale, legittimamente nominata, dopo aver incardinato contenziosi rispetto ai quali non possiamo fare a meno di ricordare che i precedenti giurisprudenziali sono, nella quasi totalità, decisamente sfavorevoli ai ricorrenti. Ciò anche in relazione al fatto che la giurisprudenza consolidata è basata sul vaglio degli errori procedurali o materiali e non sul merito. È naturale che in ogni concorso, oltre ai vincitori, vi sia una consistente platea di concorrenti che non riescono a raggiungere l’obiettivo di conseguire un piazzamento utile.

Tra questi la comprensibile insoddisfazione può dar luogo a delusione e recriminazioni assolutamente legittime se riguardate nella sfera delle passioni, dei sentimenti e dei moti d’animo umano. Sentimenti ancora più legittimi per la gravissima colpa dell’Amministrazione nel bandire i concorsi con ritardi atavici e ingiustificabili. Le procedure concorsuali, invece, in quanto manifestazioni del mondo giuridico, come tutti i procedimenti amministrativi, sono subordinate ad un sistema di regole, espressione dell’autorevolezza della Pubblica Amministrazione, a garanzia dell’imparzialità e della correttezza dell’azione dello Stato che non può essere esposta ai tentennamenti ed all’estemporaneità degli stati d’animo di gruppi o peggio di singoli, pena la perdita di credibilità e la delegittimazione dello stato di diritto.

Questo vale, a maggior ragione, quando per contestare i criteri con cui si è proceduto alla correzione degli elaborati della prova scritta di una procedura concorsuale, sia già stato adito il giudice amministrativo. Nel caso che ci occupa, infatti, proprio perché vi è litispendenza, appare decisamente fuori luogo la nomina di una commissione, nelle more di decisioni su questioni già devolute ai Tribunali Amministrativi.

Appare più giusto che sia il giudice, a questo punto, a stabilire, in relazione al contenuto delle domande ad esso rivolte, quali attività istruttorie ammettere, compresa l’istituzione di una commissione di verifica sull’operato della commissione d’esame, per pervenire alla determinazione delle sorti di un contenzioso già devoluto alla sua cognizione. Semplicemente sconcertante è, infine, il contenuto della nota a firma del direttore dell’Ufficio Relazioni Sindacali del Dipartimento della P.S., il quale, interloquito in merito agli scopi dell’iniziativa, afferma candidamente che l’attività della commissione interna di verifica non pregiudicherà la posizione dei candidati che hanno già superato le prove concorsuali, ma servirà ad evitare discriminazioni nei confronti di coloro che ritengono di essere stati ingiustamente esclusi.

Al riguardo è lecito chiedersi quale sia, allora, l’utilità e la funzione della commissione di verifica, ma soprattutto in quale modo essa saprà e potrà evitare discriminazioni nei confronti di chi si ritenga ingiustamente escluso dal concorso senza pregiudicare la posizione dei vincitori del concorso stesso.

Parimenti, cosa ne sarà della graduatoria finale stilata dalla Commissione d’esame appositamente costituita con decreto originario all’atto in cui il concorso è stato bandito? Ecco perché, senza voler dimenticare l’assurda lungaggine della procedura concorsuale, che ad oggi ha superato già i 3 anni dalla pubblicazione del bando, e che è determinata da una schizofrenia di procedure amministrative che ha rallentato, gioco forza, l’attività della commissione d’esame del concorso in parola, oggi alla luce di questa ennesima scelta incomprensibile dell’amministrazione, se vogliamo escludere una palese volontà di autodenuncia di non terzietà e trasparenza dell’Amministrazione stessa, sorgono spontanee due domande.

La prima attiene ad una ormai sempre più evidente volontà dell’Amministrazione di non portare a compimento questo concorso facendo, altresì, balenare l’idea che nella Polizia di Stato i concorsi interni non sono graditi al vertice. La seconda, ancora più cogente, attiene alla aleatorietà dei criteri sui quali la Commissione dovrà riscontrare le discriminazioni di coloro che si “sentono” e non che dimostrano di essere stati ingiustamente esclusi.

In merito, ribadendo quanto sopra affermato, si chiede di voler conoscere quali sono i criteri di riferimento rispetto ai quali riscontrare le discriminazioni atteso che al Siulp è stato richiesto se tali discriminazioni si riferiscono alla razza, al sesso o alla religione professata.

Certi che la Sua sensibilità saprà evadere i quesiti posti che, in caso contrario saranno forieri di ulteriori contenzioni per assenza di trasparenza, certezza, equidistanza e attendibilità dell’azione amministrativa, siamo fiduciosi, altresì, che la Commissione da Lei presieduta possa invece valutare la possibilità di attribuire la decorrenza della nomina a vice ispettore dalla data del bando del concorso, attesa la colpa dell’Amministrazione sul grave ritardo della procedura. In attesa di un cortese urgente riscontro, cordiali saluti e sensi di rinnovata ed elevata stima. "

 

Antisindacale trasferimento dirigente sindacale senza nulla osta del sindacato

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Necessita di previo nulla osta ex art. 22 Stat. Lav. ogni trasferimento del dirigente sindacale nell’ambito della pubblica amministrazione o del settore privato che consista in un mutamento di sede anche se questa è ubicata nello stesso comune e a distanza esigua dalla precedente.

Il principio è stato ribadito dal Tribunale di Busto Arsizio nella sentenza del 25 gennaio 2015, che ha accertato e dichiarato l’antisindacalità del comportamento di un ente locale che aveva spostato una dipendente, dirigente sindacale, incurante di effettuare la richiesta del nulla osta alla propria organizzazione sindacale di appartenenza.

Il caso ha visto coinvolta una dipendente comunale che, con apposito provvedimento, è stata spostata dalla sua sede di assegnazione presso un'altra sede del medesimo ente sita a soli 100 metri di distanza dalla precedente. Inutili sono state le proteste dell’Organizzazione sindacale interessata che si è vista costretta a ricorrere all’autorità giudiziaria per denunciare la condotta antisindacale ex art. 28 Stat. Lav. Il giudice di primo grado, in fase sommaria, aveva respinto il ricorso ex art. 28 Legge 300/70, ma di diverso avviso è stato il Tribunale che ha deciso dopo l’impugnazione del decreto da parte dell’Organizzazione sindacale.

Al riguardo, nel ricordare analoga giurisprudenza (Cass. n. 3889/1989), ha meglio precisato l’ambito di applicazione dell’art. 22 Stat. Lav. che si riferisce al trasferimento da un’unità produttiva all’altra, “intendendosi per quest'ultima - alla stregua della previsione contenuta nell'art. 35 dello Statuto dei lavoratori quell'entità aziendale (sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto dell'impresa) che, anche se articolata in organismi minori, si caratterizzi per sostanziali condizioni imprenditoriali d'indipendenza tecnica ed amministrativa, tali che in esse si svolga e si concluda il ciclo relativo ad una frazione o ad un momento essenziale dell'attività produttiva aziendale...”. Ma - ha fatto rilevare il Tribunale adito - per il settore del pubblico impiego alla nozione di unità produttiva di cui all'art. 22 della L. 300/1970 si aggiunge anche il requisito di “sede” previsto dall'art. 18, comma 4 del CCNQ del 7.8.1998, che risulta essere un concetto più ampio di quello dello indicato nello Stat. Lav. Di conseguenza il nulla osta al trasferimento del dirigente sindacale nelle pubbliche amministrazioni è subordinato al trasferimento in unità produttiva diversa al di fuori della medesima sede.

Nella fattispecie in esame, rilevato che la sede di appartenenza della dipendente costituiva un’articolazione autonoma del Comune dotata di autonomia organizzativa tecnica ed amministrativa, secondo i canoni precisati dalla giurisprudenza in materia, è stato logico al giudice considerarla come una unità operativa diversa posta in una sede diversa, anche se distante qualche centinaio di metri e anche se facente parte del medesimo Settore al cui vertice vi è il medesimo Dirigente. Invero, la mutazione del luogo della prestazione - ha ribadito l’organo giudicante - indipendentemente dalla misura (dunque anche esigua, come nel caso in argomento) diventa rilevante atteso che è potenzialmente idonea “a recidere il legame esistente fra il dirigente sindacale e il gruppo di cui egli è espressione o a rendere più difficile l'esercizio delle prerogative attribuitegli.”

Il Tribunale, inoltre, attenendosi a un consolidato indirizzo giurisprudenziale (Cass. n. 1684/2003), ha aggiunto che per integrarsi gli estremi della condotta antisindacale di cui all'art. 28 Stat. Lav. è solo “sufficiente che il comportamento del datore di lavoro leda oggettivamente gli interessi collettivi di cui sono portatrici le organizzazioni sindacali” non essendo necessari la presenza di altri elementi quali, per esempio, uno specifico intento lesivo da parte del datore di lavoro. In altre parole, si deve ritenere sufficiente accertare l’obiettiva portata lesiva del comportamento, cioè la sua capacità a ostacolare l’esercizio dei diritti e dunque, il giudice si deve limitare ad accertare l’idoneità della condotta denunciata a minacciare i beni protetti dall’art. 39 e 40 Cost. Ricordiamo che per i lavoratori di Polizia, il principio della “tutela” dei dirigenti sindacali affermato nell’articolo 22 dello Statuto dei lavoratori è stato tradotto nell’ordinamento della Polizia di Stato, dall’articolo 88 commi 4 e 5 della legge 1 aprile 1981, n. 121, come modificati ed integrati dall’articolo 5 del decreto legge 21 settembre 1987, convertito dalla legge 20 novembre 1987, n. 472”, nonché dall’articolo 36 del DPR 18 giugno 2002, n. 164 che ha introdotto ulteriori forme di tutela per i dirigenti sindacali. Sul nr. 26 dell’11 luglio 2015 del notiziario flash nazionale, reperibile nell’apposita area del sito www.siulp.it è disponibile una compiuta trattazione della disciplina in argomento. 

 

Il desiderato traguardo

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Non è facile salutare senza commozione alcuni colleghi/amici giunti al desiderato traguardo ovvero al fatidico giorno in cui si consegna pistola e tesserino. Vista ancora la “giovane” età e vigoria ci sembrerà strano chiamarli pensionati, meglio quindi salutarli con il loro nome:

Cari Nicola Castoro, Francesco De Cecco, Pasquale Altieri,

a nome di tutto il Siulp di Bari vi auguro buona fortuna, nella ferma convinzione che la vostra verve e lo spirito combattivo mostrato nel percorso professionale, e per alcuni di voi anche sindacale, non cederà mai spazio alla monotonia, anzi sicuramente vi metterà in evidenza anche nel secondo tempo della vostra vita.

Credo che per lo spessore della vostra personalità aggiungere altre parole a questo breve ma intenso commiato sia del tutto inutile, per questo mi affido a questa simpatica vignetta realizzata da un abile disegnatore per Francesco De Cecco ma sicuramente idonea anche per Nicola e Pasquale. 

Grazie

 

Pensioni: contro il blocco della rivalutazione è possibile fare ricorso

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Alcuni colleghi in pensione ci chiedono notizie e chiarimenti in ordine alla sentenza della Corte costituzionale n. 70/2015 e alle iniziative di alcuni patronati e studi legali stanno che invitano a produrre ricorsi per rivendicare diritti.

È ben noto come il decreto legge numero 201/2011 (convertito nella legge numero 214/2001 cd. Fornero abbia, tra le altre cose, bloccato il meccanismo di rivalutazione automatica delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo Inps per gli anni 2012 e 2013, senza prevedere per il futuro alcuna modalità di recupero.

Tuttavia, la Corte costituzionale, con la sentenza numero 70/2015 ha dichiarato l'incostituzionalità dell'articolo 24, comma 25, della legge Fornero. Dopo la sentenza della Consulta, il Governo ha previsto, con il decreto legge numero 65/2015 del 21 maggio, dei rimborsi della pensione solo parziali e limitati esclusivamente ad alcune categorie di pensionati, ovverosia quelli beneficiari di importo da tre a sei volte il minimo della pensione sociale.

In particolare, per gli anni 2012 e 2013 la rivalutazione dei trattamenti pensionistici riconosciuta è stata del 100% solo per le pensioni di importo sino a tre volte il trattamento minimo Inps, mentre è stata del 40%, del 20% o del 10% per quelle di importo compreso, rispettivamente, tra triplo e il quadruplo, tra il quadruplo e il quintuplo e tra il quintuplo e il sestuplo del trattamento minimo Inps.

Per gli anni successivi, poi, il decreto legge ha reinserito la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici riducendone comunque l'importo.

Tali previsioni, però, non sembrano coerenti con i principi affermati dalla sentenza della Corte costituzionale del 2015 e, così, numerosi sono i pensionati che hanno avviato azioni individuali o preso parte ad azioni collettive per rivendicare i propri diritti.

Di conseguenza alcuni studi legali hanno iniziato un'intensa propaganda avente ad oggetto l'opportunità di fare ricorso per ottenere il ricalcolo della pensione e il rimborso di quanto non percepito o percepito in minima parte.

Chi volesse intraprendere il contenzioso lo può ancora fare entro il 2017, considerato che il termine di prescrizione, per i diritti in parola è quello quinquennale.

 

Carenza personale UTL Bari

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Preso atto delle puntali segnalazioni pervenute a questa Segreteria Provinciale, in data 28 ottobre si è provveduta ad inviare al Sig. Questore di Bari una nota sindacale, evidenziando la grave sofferenza del settore “Telecomunicazioni ed Informatica” del locale U.T.L. a seguito della sopravvenuta carenza di personale. Si riporta il testo della missiva a firma del Seg. Gen. Siulp di Bari :

“Gentile Dott. Esposito, in questi giorni ho avuto modo di constatare personalmente la grave situazione in cui versa il settore “Telecomunicazioni ed Informatica” del locale U.T.L.. Infatti, nonostante il progressivo incremento dei carichi di lavoro, non ultimo il supporto al progetto applicativo “Mipg web”, le risorse umane previste per il settore in parola sembrano assolutamente inadeguate. Per di più, a stretto giro uno dei responsabili storici andrà a godersi la meritata pensione, mentre un altro operatore tecnico sarà impegnato alla frequentazione del corso per Revisore.

Di fatto, ad una situazione già di per sé precaria si sovrappongono altre cause oggettive che rischiano di mandare in default l’intera attività, in quanto difficilmente l’encomiabile sforzo di soli 2 operatori potrà fare fronte a tutte le incombenze.

Sul punto, a rischio di divenire lapalissiano, oltre agli incarichi fissati nella sua puntuale e dettagliata Ordinanza  di servizio del 6 giugno 2016, ricordo che la 2^ Sezione si occupa della: Gestione dei Server Questura

- Comm.ti - Polifunzionale, Gestione dell’impianto di Video Sorveglianza perimetrale della Questura, Gestione Amministrazione Procedura Passaporti, Gestione N.U.E., Gestione Amministrazione Pagine web della Polizia di Stato e Gestione Amministrazione Procedura Stranieri. Inoltre, cablaggio, manutenzione e controllo rete dati e gestione della sicurezza informatica di tutte le postazioni della Questura, Polifunzionale (alcuni uffici quali Amm.vo Contabile, Motorizzazione, Uff. Sanitario) e Commissariati; è necessario seguire anche la parte burocratica (tutte le richieste che giornalmente arrivano protocollate attraverso  procedura  MIPG WEB); funzione di interfaccia, per conto della Zona tlc, con tutte le ditte specializzate che operano sulle varie apparecchiature in uso alla questura (vedi sala operativa, sala apparati e centrale telefonica). 

Per quanto illustrato, di certo non Le sfuggirà, considerando la sua profonda esperienza dirigenziale, l’estrema delicatezza e l’assoluta importanza dei servizi svolti dal settore “Telecomunicazioni ed Informatica”.

Tali compiti, pur non essendo annoverabili tra servizi di Polizia, potrebbero in caso di eventuali défaillance comunque avere un immediato riverbero negativo su molte attività operative nonché coinvolgere svariati uffici.

In virtù di ciò ritengo auspicabile l’immediato rafforzamento del settore, magari cercando profili professionali (ruoli ordinari e/o tecnici) corredati di competenze nel settore informatico; questo sarebbe l’optimum ma per il carattere d’urgenza della questione l’importante è che almeno si provveda anche mediante personale da formare in itinere.

Certo di un suo favorevole intervento, colgo l’occasione per porgerLe cordiali saluti. “

 


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