Antisindacale trasferimento dirigente sindacale senza nulla osta del sindacato
 

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Antisindacale trasferimento dirigente sindacale senza nulla osta del sindacato

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Necessita di previo nulla osta ex art. 22 Stat. Lav. ogni trasferimento del dirigente sindacale nell’ambito della pubblica amministrazione o del settore privato che consista in un mutamento di sede anche se questa è ubicata nello stesso comune e a distanza esigua dalla precedente.

Il principio è stato ribadito dal Tribunale di Busto Arsizio nella sentenza del 25 gennaio 2015, che ha accertato e dichiarato l’antisindacalità del comportamento di un ente locale che aveva spostato una dipendente, dirigente sindacale, incurante di effettuare la richiesta del nulla osta alla propria organizzazione sindacale di appartenenza.

Il caso ha visto coinvolta una dipendente comunale che, con apposito provvedimento, è stata spostata dalla sua sede di assegnazione presso un'altra sede del medesimo ente sita a soli 100 metri di distanza dalla precedente. Inutili sono state le proteste dell’Organizzazione sindacale interessata che si è vista costretta a ricorrere all’autorità giudiziaria per denunciare la condotta antisindacale ex art. 28 Stat. Lav. Il giudice di primo grado, in fase sommaria, aveva respinto il ricorso ex art. 28 Legge 300/70, ma di diverso avviso è stato il Tribunale che ha deciso dopo l’impugnazione del decreto da parte dell’Organizzazione sindacale.

Al riguardo, nel ricordare analoga giurisprudenza (Cass. n. 3889/1989), ha meglio precisato l’ambito di applicazione dell’art. 22 Stat. Lav. che si riferisce al trasferimento da un’unità produttiva all’altra, “intendendosi per quest'ultima - alla stregua della previsione contenuta nell'art. 35 dello Statuto dei lavoratori quell'entità aziendale (sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto dell'impresa) che, anche se articolata in organismi minori, si caratterizzi per sostanziali condizioni imprenditoriali d'indipendenza tecnica ed amministrativa, tali che in esse si svolga e si concluda il ciclo relativo ad una frazione o ad un momento essenziale dell'attività produttiva aziendale...”. Ma - ha fatto rilevare il Tribunale adito - per il settore del pubblico impiego alla nozione di unità produttiva di cui all'art. 22 della L. 300/1970 si aggiunge anche il requisito di “sede” previsto dall'art. 18, comma 4 del CCNQ del 7.8.1998, che risulta essere un concetto più ampio di quello dello indicato nello Stat. Lav. Di conseguenza il nulla osta al trasferimento del dirigente sindacale nelle pubbliche amministrazioni è subordinato al trasferimento in unità produttiva diversa al di fuori della medesima sede.

Nella fattispecie in esame, rilevato che la sede di appartenenza della dipendente costituiva un’articolazione autonoma del Comune dotata di autonomia organizzativa tecnica ed amministrativa, secondo i canoni precisati dalla giurisprudenza in materia, è stato logico al giudice considerarla come una unità operativa diversa posta in una sede diversa, anche se distante qualche centinaio di metri e anche se facente parte del medesimo Settore al cui vertice vi è il medesimo Dirigente. Invero, la mutazione del luogo della prestazione - ha ribadito l’organo giudicante - indipendentemente dalla misura (dunque anche esigua, come nel caso in argomento) diventa rilevante atteso che è potenzialmente idonea “a recidere il legame esistente fra il dirigente sindacale e il gruppo di cui egli è espressione o a rendere più difficile l'esercizio delle prerogative attribuitegli.”

Il Tribunale, inoltre, attenendosi a un consolidato indirizzo giurisprudenziale (Cass. n. 1684/2003), ha aggiunto che per integrarsi gli estremi della condotta antisindacale di cui all'art. 28 Stat. Lav. è solo “sufficiente che il comportamento del datore di lavoro leda oggettivamente gli interessi collettivi di cui sono portatrici le organizzazioni sindacali” non essendo necessari la presenza di altri elementi quali, per esempio, uno specifico intento lesivo da parte del datore di lavoro. In altre parole, si deve ritenere sufficiente accertare l’obiettiva portata lesiva del comportamento, cioè la sua capacità a ostacolare l’esercizio dei diritti e dunque, il giudice si deve limitare ad accertare l’idoneità della condotta denunciata a minacciare i beni protetti dall’art. 39 e 40 Cost. Ricordiamo che per i lavoratori di Polizia, il principio della “tutela” dei dirigenti sindacali affermato nell’articolo 22 dello Statuto dei lavoratori è stato tradotto nell’ordinamento della Polizia di Stato, dall’articolo 88 commi 4 e 5 della legge 1 aprile 1981, n. 121, come modificati ed integrati dall’articolo 5 del decreto legge 21 settembre 1987, convertito dalla legge 20 novembre 1987, n. 472”, nonché dall’articolo 36 del DPR 18 giugno 2002, n. 164 che ha introdotto ulteriori forme di tutela per i dirigenti sindacali. Sul nr. 26 dell’11 luglio 2015 del notiziario flash nazionale, reperibile nell’apposita area del sito www.siulp.it è disponibile una compiuta trattazione della disciplina in argomento. 

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